westResidenza digitale

ABRAXAS

a cura di
Amalgama

Progetto vincitore della II edizione di Residenza Poietica
A cura di Giuliano Carlo De Santis e Sergio Beercock

 

Persino gli uomini saggi, che al
termine della propria vita sanno che
l’oscurità è cosa giusta,
perché le loro parole non hanno
biforcato fulmini,
Non se ne vanno docili in quella
buona notte.

Dylan Thomas, Do not go gentle into that good night, 1951

ABRAXAS
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ABRAXAS
ABRAXAS
ABRAXAS
ABRAXAS
ABRAXAS Performance
ABRAXAS Performance

Introduzione

Ciò che per il poeta Dylan Thomas differenzia un essere umano da una divinità è il solo fatto che le parole umane non possiedono il potere performativo delle parole di un dio, e - testualmente - “non sono in grado di evocare fulmini”. Conseguenza naturale di tale limitatezza è il destino, comune a tutto il genere umano per quanto ad esso vi si ribelli, di perire, abbandonare il proprio corpo e sbiadire in un’oscurità perpetua.

Il progetto

Lo sbiadire del corpo smette di essere vero nel territorio virtuale. Le parole umane, salvate e trasmesse in forma di bytes, sono ed evocano letteralmente - tra transistor e silicio - quei medesimi fulmini un tempo ad esse estranei. Conseguenza dell’esistenza del e nel virtuale è la possibilità, per quelle stesse parole e per lo spirito che le ha prodotte, di vivere e resistere ben oltre la durata di vita concessa ad un mortale e, potenzialmente, infinitamente.
In questo spazio liminare si concentra la ricerca preposta al rito-performance combinatorio di poesia con musica ABRAXAS. Si tratta di un’indagine delle caratteristiche del meta-corpo virtuale del performer (esistente in uno spazio digitale avulso dalle regole a cui è sottoposto il loro corpo fisico); di un rito collettivo necessario ad evocare questo nuovo eroe del digitale, questo aedo-cyborg, questo “ModernoX Prometeo” il cui meta-corpo è prodotto dall’unione di sé e di pezzi sonori del proprio pubblico.

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